La Figc punta sui giovani

Pubblicato il: 07-12-10

È da qualche giorno iniziata a Coverciano con la partecipazione di Demetrio Albertini, vicepresidente della Figc e presidente del Club Italia, di Arrigo Sacchi, coordinatore delle nazionali giovanili, di Renzo Ulivieri, presidente Aiac, e dei responsabili dei settori giovanili dei 42 club della Lega Calcio, quella che la Gazzetta dello Sport ha definito la “Battaglia dei giovani”, operazione che guardando alla triste realtà del calcio giovanile italiano si promette di abbattere i limiti e le barriere innalzate dai vecchi dirigenti federali del settore giovanile. Più campi e un lavoro di squadra; la collaborazione con la Figc serve per il salto di qualità. Ecco le norme dettate da Arrigo Sacchi per il rilancio dei settori giovanili.
1) Allenatori-maestri che sappiano lavorare con i giovani. 2) Investimenti nelle strutture d’allenamento per i settori giovanili. 3) Esigenza di ritornare alle seconde squadre (riserve) e farle partecipare al campionato di Lega Pro o al campionale interregionale. 4) Insegnamento ai giovani dell’educazione e del senso etico. 5) Investimenti razionali delle società sui settori giovanili. 6) Lavoro incentrato sulla qualità del gioco e non sul valore del singolo. 7) Utilità non indispensabile, imporre un numero fisso di italiani in campo nei campionati giovanili. Investimenti adeguati della federazione al progetto giovani. 9) Lavoro dei tecnici delle nazionali a stretto contatto con gli allenatori dei club. 10) Stampa deve spingere per la promozione dei talenti come succede in Spagna.
Da aggiungersi in questo decalogo, l’esigenza di disputare tutti i campionati giovanili senza l’utilizzo di classifiche; un’abolizione volta a far accrescere nei giovani calciatori un senso diverso di concepire il calcio, non più finalizzato al raggiungimento forzato della vittoria ma in favore dell’apprendimento, della formazione e della loro stessa crescita calcistica e comportamentale.
Il nuovo responsabile per le nazionali giovanili, Arrigo Sacchi, ha indicato in tre mosse la via maestra da seguire: allenatori preparati e retribuiti in maniera adeguata; strutture e materiale all’altezza e grande attenzione all’aspetto etico e comportamentale. Il salto dalla Primavera alla prima squadra sarebbe è visto come un passaggio naturale; i nostri giovani calciatori invecchiano nei settori giovanili o vengono ceduti in prestito a club di Lega Pro dove raramente riescono poi effettivamente a trovare lo spazio adeguato. Il duo Albertini-Sacchi si è dimostrato favorevole alla creazione della squadra riserve che dovrebbe partecipare o al campionato di Lega Pro, seconda divisione o al campionato Interregionale.
 “Un modo per obbligare i nostri ragazzi a crescere – hanno detto nell’Aula Magna di Coverciano – Bisogna cambiare approccio. Anche la stampa ci deve aiutare. Quando ero al Real Madrid – ha raccontato Sacchi – in uno spogliatoio di grandi campioni, i giornali spingevano per avere in campo dei giovani”.
Sì è vero, anche la stampa deve dare una mano spingendo, mettendo pressione alle società ma la migliore delle operazioni possibili e urgenti messa in atto dalla stampa è l’abolizione delle pagine di calcio giovanile come attualmente intese. Una remota abitudine delle testate giornalistiche che non hanno saputo differenziare il racconto dello sport, tra senior e junior.
L’informazione sportiva giovanile, in linea con la tendenza in atto dettata da Sacchi-Albertini, non può essere ridotta alla cronaca in funzione del risultato dell’evento sportivo.
Il problema è a monte. A mutare devono essere i criteri di notiziabilità in ambito sportivo giovanile, cioè la concezione dell’evento-notizia stesso; di conseguenza muteranno anche le tecniche di presentazione e lo stesso linguaggio che perderà la terminologia tipica del calcio e dello sport adulto, adeguandosi al nuovo scopo formativo e di crescita personale.
 

Francesco Paris