La comunicazione: stampa, televisione, web

Pubblicato il:09-09-12

Per sopraggiunti e improrogabili impegni istituzionali non ho potuto partecipare all’interessante giornata di studio organizzata dal Rotary Club Latina – Latina Circeo e patrocinata dalla Provincia di Latina, sul tema “la comunicazione: stampa, televisione, web”.

Un interessante argomento di analisi e discussione al quale avrei potuto conferire il mio pur modesto contributo, in qualità di utente dell’informazione scritta, radio – televisiva e del web, di vettore a mia volta della comunicazione amministrativa e politica in ambito regionale,  ma soprattutto perché firmataria del nuovo Testo Unico delle leggi regionali in materia di comunicazione (pl n.172 dell’8 marzo 2011).
Una proposta di legge già approvata all’unanimità in Commissione vigilanza che riguarda il pluralismo dell’informazione, fortemente garantista sotto il profilo della libertà e del pluralismo dell’informazione, del principio di trasparenza e partecipazione dei cittadini all’attività istituzionale della Regione Lazio.
Tra i punti cardine della proposta di legge abbiamo voluto eliminare ogni aspetto lesivo della dignità delle persone e ogni forma di discriminazione, promuovendo la parità di genere anche mediante incentivi conferiti ai mezzi di comunicazione considerati, a ragione, virtuosi.
In piena attuazione del principio di par condicio, tra uomini e donne, attraverso il nuovo Testo Unico sarà poi garantito in fase di campagna elettorale o referendaria il pari trattamento su tutti i mezzi di comunicazione di massa operanti in Regione Lazio.
Un altro aspetto importante della nuova disciplina è anche quello legato alla formazione finalizzata alla crescita occupazionale, che sarà garantita attraverso corsi di qualificazione professionale degli operatori, soprattutto di quelli che ambiscono ad intraprendere seriamente la professione giornalistica.
Per ritornare al tema “la comunicazione: stampa, televisione, web” credo che su quest’argomento due siano i piani di discussione.
Il primo riguarda l’uso di questi mezzi in ambito privatistico, in altre parole in forza alle aziende editoriali nel settore; il secondo concerne la legge 150 del 2000, che permette alle amministrazioni pubbliche di comunicare con proprio personale, mezzi e strutture.
C’è da dire subito che la legge 150/2000, pur incompleta nella sua piena attuazione, pone gli enti pubblici: Comuni, Province, Regioni, nella condizione di comunicare direttamente con i cittadini amministrati bypassando ogni mediazione giornalistica tradizionale.
In Regione Lazio, ma conosco bene anche alcune realtà di uffici stampa di Comuni della Provincia di Latina, si svolge  ogni giorno un prezioso lavoro di informazione che  assolve in pieno  anche al diritto dei cittadini di essere prontamente informati sulle attività amministrative poste in essere.
In questi presidi di produzione dell’informazione pubblica negli anni si è sempre più consolidato l’uso professionale anche dei nuovi media: web, social network, ma anche e soprattutto la capacità di sostenere il collegamento con gli organi di stampa scritti, televisivi e radiofonici, siano essi operanti in ambito comunale, provinciale, regionale e nazionale.
La legge 150/2000 sulla comunicazione pubblica ha aperto poi uno straordinario segmento occupazionale per tanti giornalisti che, con la crisi in atto nel mondo dell’editoria, non avrebbero trovato spazio in alcuna redazione.
Infine, è opportuno e urgente da parte dell’Ordine, dell’Inpg e delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, giungere alla definizione di un contratto unico nazionale, che tolga dall’incertezza migliaia di giornalisti impegnati negli uffici stampa degli enti pubblici della Regione Lazio e d’Italia.
Detto questo, però, non voglio neanche sottrarmi a quello che è l’argomento critico che tiene da giorni banco su tutti o quasi i mezzi di comunicazione nazionali: l’uso da parte di diversi politici (di ogni estrazione partitica) di commissionare, soprattutto alle televisioni, redazionali a pagamento, con l’aggravante  che il  costo della fattura va a carico  dell’ente  pubblico di riferimento.
Una pratica da evitare, se non rientrante in un dettagliato piano di comunicazione dell’ente pubblico, che preveda sì, redazionali a pagamento, ma esclusivamente rivolti a spiegare ai cittadini una legge adottata o un provvedimento amministrativo preso nell’interesse generale.
Sono convinta, inoltre, che bisogna rivedere  il percorso che porta a stipulare  ricche convenzioni con emittenti televisive e giornali (soprattutto locali), che da contratto dovrebbero pubblicare, senza censure o reticenze, i pertinenti contributi a loro inviati e che invece operano (non tutti, è ovvio!) una lotta sorda e in alcuni casi anche di palese ostracismo e diffamazione contro i rappresentanti, che di quell’ente pubblico sono espressione.
Una vera e propria vergogna non più tollerabile e sulla quale, per quanto  mi compete, mi sto attivando con sollecitudine.

On. Gina CETRONE
Consigliere regionale del Lazio (PDL) 

Comunicato Stampa



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