ACLI - futuro preoccupante

Pubblicato il:08-02-11

 
Disoccupazione giovanile: 'Ritardo pesante. Serve riqualificazione delle competenze'
E’ «pesante» il ritardo dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei sul piano della disoccupazione giovanile. Serve una «diffusa ed efficace riqualificazione delle competenze», per valorizzare il capitale sociale e agganciare la domanda di lavoro, superando il pregiudizio nei confronti del lavoro manuale e della formazione professionale. E’ il commento delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani ai dati sulla disoccupazione diffusi dall’Istat. Parla il responsabile del dipartimento lavoro delle Acli, Maurizio Drezzadore: «I numeri esprimono con chiarezza il nostro pesante ritardo rispetto agli altri paesi europei. Abbiamo una disoccupazione giovanile che raggiunge il 29 per cento, due giovani ogni 10 sono in dispersione, cioè fuori di ogni circuito di studio o di lavoro, 25 su 100 si ferma all’assolvimento dell’obbligo scolastico». Le Acli evidenziano la contraddizione tra la crescente disoccupazione giovanile, il saldo occupazionale in crescita per gli immigrati e l’ampia gamma di professioni ricercate dalle imprese, ma non reperibili su mercato. «Bisogna decidersi a superare – afferma Drezzadoreil diffuso sentimento di discredito che pervade il lavoro manuale, avviando una azione educativa verso le giovani generazioni che rimetta il lavoro al centro delle scelte di studio e di vita di tutti, riqualificando l’istruzione tecnica e la formazione professionale ed inoltre facilitando l’incontro con le imprese attraverso tirocini e stage aziendali». «Il Paese – aggiunge il responsabile del lavoro per le Acli - potrà tornare ad essere competitivo solo se avvierà una diffusa ed efficace riqualificazione delle competenze, a partire dagli oltre 650 mila lavoratori che sono in cassa integrazione. Un massiccio processo di riconversione produttiva per valorizzare il capitale sociale e agganciare la domanda di lavoro che già oggi le imprese richiedono».  Ma la sfida riguarda in particolare i giovani, e chiama in causa imprese e scuola: «Oltre il 60 per cento delle propensioni ad assumere delle imprese italiane è orientato verso chi non ha alcun diploma. C’è una visione della selezione tutta orientata al risparmio sul costo del lavoro. Ma è una scelta perdente. Bisogna puntare invece sui giovani e la formazione, valorizzando il contratto di apprendistato professionalizzante, rafforzando il compito formativo delle piccole imprese e stabilendo una forte coesione tra impresa e offerta formativa professionale, aprendo la scuola alle esigenze del territorio».   
 

Calano i redditi delle famiglie: Acli, preoccupante 'slittamento' verso il basso
I redditi delle famiglie italiane “slittano” pericolosamente verso il basso. Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani commentano con preoccupazione i dati dell'Istat sul «Reddito disponibile delle famiglie nelle Regioni» nel periodo 2006-2009, che registrano per la prima volta una flessione dal 1995, un calo del 2.7% del reddito disponibile. «Arriva purtroppo la conferma di una percezione ampiamente diffusa tra le famiglie italiane – afferma il presidente delle Acli, Andrea Olivero – la percezione di una progressiva erosione dei redditi disponibili a fronte di una contemporanea contrazione dei servizi pubblici. Una diminuzione delle risorse, tra l’altro, non equamente distribuita, ma che allarga la forbice tra famiglie ricche e famiglie povere». Per Olivero il dato è «preoccupante anche dal punto di vista simbolico, perché rappresenta la conferma per le famiglie di uno slittamento verso il basso, che può incidere negativamente sul futuro, ingenerando un processo pericoloso di sfiducia e di rassegnazione». «Bisogna intervenire urgentemente per sostenere le famiglie» avverte Olivero. «E’ necessario operare per redistribuire maggiormente il reddito, anche attraverso la riforma fiscale. Serve un piano di rilancio dell’economia che abbia al centro non solo le imprese, ma le famiglie, oggi schiacciate, che possono invece rappresentare il motore della ripresa. Scommettere sulle famiglie segnerebbe un passaggio culturale strategico, nella direzione di una crescita non solo economica, ma relazionale e sociale».
 

Comunicato stampa



lapp Latina Calcio