I nonni raccontano, al lavoro per la seconda edizione del concorso

Pubblicato il: 08-04-13

Fermo nel suo intendimento e sull’onda del successo del concorso “I nonni raccontano”, che ha avuto luogo nel dicembre ultimo scorso per onorare l’80° anniversario della inaugurazione della città, il movimento civico Mi chiamo Littoria si sta attivando per ripetere questa esperienza. 

Grandi ed entusiastici i commenti per l’ottimo risultato raggiunto, che appaiono ancora più esaltanti se si tiene conto del sottile, impalpabile ma sistematico “fuoco di sbarramento” che con nonchalance l’establishment e i ben pensanti avevano posto in essere.

In effetti il clamore sollevato da questo movimento culturale per il suo nome quasi provocatorio e per il dichiarato intendimento di chiedere ai cittadini una sorta di pronunciamento (autodeterminazione) su quale debba essere il nome della città, tra l’originale Littoria e il sostituto Latina, ha fatto si che coloro che hanno timore dei fantasmi si ritraessero impauriti.

Si badi bene, se si sentono le dichiarazioni raccolte a caldo, quando con una conferenza stampa fu presentato il movimento, si nota che tutti gli amministratori e politici locali hanno manifestato una sorta di pruriginosa allergia alla proposta; riottosità ed apprensione che di contro non si è avuta con i comuni cittadini.

Infatti un buon 55% della cittadinanza, da un sondaggio realizzato, tra l’ironico e l’incredulo, da Lazio TV il giorno stesso, accolse con favore l’iniziativa.

Per capire meglio bisogna fare un salto indietro e procedere con ordine.

Nel proprio statuto il movimento afferma: “Il Movimento Civico “MI CHIAMO LITTORIAè apolitico, apartitico, aconfessionale, aperto a tutti e non persegue fini di lucro. Svolge attività di documentazione, informazione, ricerca sulle tematiche riguardanti la città di Latina al fine di proporre il ripristino del nome originale di Littoria mediante ricorso ad un referendum comunale (art.77 dello Statuto Comunale)”.

Affermazione chiara ed esaustiva, ma i detrattori hanno subito accusato il direttivo di nostalgismo, di pericoloso revisionismo, di aberrante iniziativa e, addirittura, qualcuno ha ipotizzato che si potesse intravvedere il reato di apologia del fascismo. 

Con questi presupposti potete immaginare quale supporto sia stato dato all’iniziativa culturale di indire il concorso cittadino “I nonni raccontano” da parte dei vari assessori e consiglieri a cui il movimento si rivolse per cominciare a farsi conoscere e fare, proprio attraverso e con i cittadini di ogni ordine ed età, cultura storica sul passato del nostro territorio.

Quegli stessi cittadini a cui, prima o poi, verrà chiesta una firma per utilizzare il massimo strumento democratico messo a disposizione dalla Costituzione: il referendum, strumento che una volta per tutte ha come intenzione di risolvere questo busillis sul nome della città. Incontestabile è il fatto che sempre e comunque il nome di Littoria sia sempre ricorrente.

Ebbene nonostante lo scarso supporto istituzionale, a parte la concessione del patrocinio morale da parte del Comune, il movimento è comunque riuscito a portare a termine tra mille difficoltà e con successo il concorso. 

Se ciò è stato possibile lo si deve al supporto ricevuto da altre associazioni parimenti impegnate nella salvaguardia della memoria storica del territorio e della città che hanno capito quanto sia ben lontano dai giudizi negativi anzidetti l’intendimento di Mi chiamo Littoria. 

Una associazione, Presente e Futuro, a riprova che la cultura e la storia non hanno e non devono avere colore politico, ha ospitato nel suo programma dei festeggiamenti dell’ottantennale la premiazione del concorso. Di contro l’associazione Tor tre Ponti ha deciso di fornire tutto il proprio materiale storico al concorso “I nonni raccontano” e, addirittura, di unirsi nel progetto più ampio ed arduo di Mi chiamo Littoria. Un unione destinata a crescere perché altre associazioni, colto il vero spirito del movimento e la grande importanza di coinvolgere i cittadini nella ricerca storica del passato, nella valorizzazione delle proprie radici, hanno mostrato interesse. Del resto tutto ciò non può che rafforzare il senso di appartenenza a questo territorio e a questa città e far convergere verso di essa curiosità ed interesse anche al di fuori dei confini provinciali.

Ben venga allora la seconda edizione de “I nonni raccontano”, con l’auspicio che ora le istituzioni comprendano l’importanza di sostenere questo progetto che, come ha detto l’organizzatore Euro Rossipermette di cercare nel nostro recente passato quello che non troviamo nel presente: il senso di appartenenza, l’orgoglio delle nostre radici, l’orgoglio di vivere in una città tanto giovane quanto ricca di una originale, unica, irripetibile, fulgida storia”.

A cura di Emanuele Bonaldo