Trentino, la spunta Vinokourov

Pubblicato il: 23-04-10

Si può lottare per quattro giorni, superare migliaia di metri di dislivello, vincere una tappa, essere protagonista in tutte le altre e poi perdere il Giro del Trentino per 12 miseri centesimi di secondo? Certo che si può, e da oggi Riccardo Riccò potrà dire di aver provato anche questa beffa bruciante sulla strada di un difficile ma sicuro ritorno ai massimi livelli. Questo è il verdetto dell’Alpe di Pampeago che premia con la vittoria di tappa il classico terzo incomodo (Domenico Pozzovivo, che comunque ha meritato in pieno la vittoria, “questa è una salita su cui non si può barare”, ha detto) e regala all’ineffabile Alexandre Vinokourov la classifica finale, anche se il divario dal secondo (Riccò, appunto) è meno di un sospiro.Per Vinokourov si potrebbe parlare di massimo risultato con il minimo sforzo, almeno stando alle sue parole: aveva detto fin dal primo giorno (quello del successo al prologo di Torbole) di non volersi spremere oltremisura per salvare la gamba in vista della Liegi di domenica. “Ma il Giro del Trentino è una vittoria di quelle a cui non si rinuncia tanto facilmente: avevo la maglia e dovevo onorare la corsa, anche se la salita di Pampeago mi ha fatto soffrire parecchio”. “Vino” deve aver fatto bene i suoi conti e capito che non si lascia il certo per l’incerto. Ciò non significa che non lo vedremo davanti domenica sulle “cotes” ardennesi, mentre sicuramente significa che c’è un candidato molto serio alla vittoria nel prossimo Giro d’Italia. Nell’ultimo chilometro dell’ascesa di Pampeago, comunque, Vinokourov non ha saputo tenere la ruota di Riccò che si era involato con Pozzovivo per poi ritrovarsi a sua volta staccato. Così il Giro si è risolto sul filo dei secondi, anzi dei centesimi: Riccò ha guadagnato 20” sul kazako più sei d’abbuono, dunque pari e patta. Ma il calcolo dei centesimi ha condannato il modenese. Pomeriggio amaro per Riccardo Riccò che vede sfuggirsi sotto il naso sia la tappa più prestigiosa che la corsa. Il suo bilanciò è comunque positivo, con una vittoria di tappa, il secondo posto finale e la conferma di un recupero a tempo di record. Tuttavia rimane per lui un rospo da inghiottire, ancora più indigesto considerando la mancata “chiamata” al Giro d’Italia: non potrà correrlo pur avendo dimostrato di essere il migliore tra gli scalatori di scena al Giro del Trentino. Un’altra beffa. Ci si aspettava di più da Scarponi, che a parte un arrotamento in salita non ha comunque brillato. Lo stesso dicasi per Basso che ha fatto lavorare la squadra al momento giusto ma non ha saputo reggere il ritmo dei primi: dal Giro del Trentino vinto un anno fa, Ivan uscì sicuramente con ben altro morale. Lontano dai primi Gilberto  Simoni, ma certo tutt’altro che lontano dal cuore della sua gente che l’ha celebrato come un eroe nel giorno dedicato a lui. Il premio alla combattività intitolato ad Enzo Moser l’ha certamente meritato, il vecchio guerriero di cui presto sentiremo la mancanza. L’ultimo Giro d’Italia per lui è un’incognita, “forse si, forse no, vedremo. Ma intanto mi sono goduto questo Giro del Trentino, che ogni anno diventa più bello e più grande, se ne sono accorti tutti”, ha concluso Gibo.

Comunicato Stampa